Francesco Ferrulli: il “contornismo metafisico” che racconta la PugliaTempo di lettura 8 min

Un artista vivace che racconta la bellissima Puglia nelle sue tele. Una moltitudine di colori racchiusi in un contorno che, con il tempo, è diventato la sua firma. Il secondo ospite delle The Red Interview è il pittore Francesco Ferrulli.
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Francesco Ferrulli: il “contornismo metafisico” che racconta la PugliaTempo di lettura 8 min

Un artista vivace che racconta la bellissima Puglia nelle sue tele. Una moltitudine di colori racchiusi in un contorno che, con il tempo, è diventato la sua firma. Il secondo ospite delle The Red Interview è il pittore Francesco Ferrulli.
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In questo articolo troverai:

In questa nuova The Red Interview faremo un viaggio nel mondo dell’arte.

L’ospite di questa chiacchierata è un artista, un pittore.
Le sue opere sono colorate, vivaci e trasmettono l’energia della nostra bellissima Puglia.

Il suo “contorno” è una firma, un tratto immediatamente riconoscibile che in poco tempo è riuscito a conquistare il pubblico pugliese e non.

I suoi lavori hanno fatto il giro d’Italia fino a risaltare, attraverso proiezioni, le particolari linee dei bellissimi trulli di Alberobello, patrimonio mondiale dell’Unesco.

A voi Francesco Ferrulli.

Ciao Francesco.
Vorrei iniziare la nostra chiacchierata partendo dalle origini. 
Come è nata la passione per la pittura?

È una passione che è nata con me, che sento mia da sempre.

Ero un bimbo irrequieto e l’unico modo per farmi stare tranquillo era quello di darmi dei colori a pastello e un foglio bianco.

Amo sperimentare. Ho dipinto tettucci di auto con vernici, ho lavorato su pareti, legno. Scoprire fa parte del mio percorso. Non amo fermarmi su una singola sfumatura di pittura.

Ho iniziato il mio percorso artistico vero e proprio con la pittura ad olio. Tele difficili da elaborare con i classici 6/7 mesi di lavorazione e tempi di asciugatura.

Un’arte antica, molto affascinante e tecnica che, per praticità, ho abbandonato per concentrarmi principalmente sugli acrilici e acquerelli.

Passare dalla pittura ad olio agli acrilici non è mai facile. Teoricamente bisognerebbe intraprendere il percorso inverso.

Il mio primo quadro ad olio è nato da una videocassetta con su scritto: “Prima lezione di pittura”.

Mi sono fermato a questa prima lezione dove si indicava di comprare i colori, i pennelli e la tela.

Ho iniziato a sperimentare, a passare la prima pennellata ad olio e ho realizzato la mia prima tela. Non è stato un capolavoro.
C’erano aloni dappertutto!

Non ho potuto continuare il corso con la videocassetta in quanto mia madre non ha mai voluto comprarmi la serie.

Da autodidatta non è mai stato semplice. Con il tempo ho creato la mia dimensione e ho costruito la mia professione, il mio stile.

Chiacchierando con i grandi maestri del territorio, ho iniziato a scoprire le tecniche, a correggere molti errori.

La tua arte si contraddistingue ed è immediatamente riconoscibile. Come si crea uno stile?

È nato per gioco. Ho sempre amato il colore, il disegno e tutte le mie opere partono dalla matita e il foglio.

C’è stata una ricerca di colori e di stili partendo dall’arte afro, guardando accostamenti di colori tra il rosso e i contrasti con il nero. 

Il mio stile in verità è nato per caso.

Una mia zia mi commissionò un lavoro, un paesaggio tipico pugliese.

Dovevo rifinire una barchetta e con pennelli di fortuna non riuscivo a colorare perfettamente la prua.

Dopo vari tentativi, decisi di realizzare un contorno nero per sistemare le imperfezioni.

Da quel momento questa barchetta è venuta “quasi fuori” dalla tela creando in me una vera e propria mania, una ricerca continua del contorno.

Pian piano ho iniziato a contornare qualsiasi figura all’interno del quadro.

Da tale accostamento dei colori e dalla deformazione professionale da grafico pubblicitario è nato questo stile particolare.

Io l’ho definito “contornismo metafisico”.

È stata la mia ricerca fin dall’inizio.
Non cercavo la perfezione a livello tecnico ma cercare di creare un qualcosa che, se ammirato, avrebbe richiamato me negli occhi dello spettatore.

Cercare qualcosa che mi differenziasse dagli altri.

C’è stato un artista che ha ispirato e influito sulla tua arte?

Artisticamente ho sempre ammirato i grandi artisti del colore come Van Gogh che, con i suoi colori, è riuscito a trasmettere emozioni fortissime.

Nella mia piccola realtà, sento di dover ringraziare due artisti locali: il maestro Vincenzo Alicò e il professor Antonio Caramia.

Sono stati i miei primi due punti di riferimento.
Mi hanno spinto ad insistere sul mio stile, a non avere paura e a non demoralizzarmi mai, soprattutto quando ci si confronta con il pubblico.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere con le tue opere?

Il cercare del concettuale nell’arte ritengo sia una forzatura.

Al giorno d’oggi quasi tutte le gallerie d’arte, i grandi artisti, portano avanti prima un messaggio concettuale e poi la ricerca o le opere stesse.

Si dà priorità al personaggio dell’artista  e in un secondo momento alle opere.
Ho messo sempre in primo piano la passione per la pittura. Mi piace dipingere.

SONO I MIEI QUADRI CHE DEVONO PARLARE

Sono uno strumento per trasmettere un messaggio positivo: i colori e la gioia di vivere, la positività della mia terra.

C’è un paesaggio che ti piace particolarmente dipingere?

Amo dipingere la tipica campagna murgiana, con un particolare riferimento alla Valle D’Itria.

Ho sempre ammirato con piacere le distese di grano, ulivi secolari, muretti a secco, papaveri.

Questo accostamento di colori ha caratterizzato fortemente il mio stile.

Che emozioni ricordi delle prime mostre?

Un mix di emozioni.
Sono stato catapultato in un mondo particolare, un mondo dove gli emergenti hanno difficoltà ad emergere.

Il mio stile era un “cazzotto” rivolto i portatori delle metodologie classiche.

Molti mi definivano “l’anti Cristo dell’Accademia”. 

I tuoi lavori sono stati esposti in tutta la Puglia, soprattutto ad Alberobello. Che emozione si prova nell’ammirare le proprie opere su uno dei panorami più belli della Puglia?

Alberobello la sento molto mia per via della mia infanzia.
Vedere delle mie opere proiettate sul Trullo Sovrano, sul panorama del Belvedere, è stata una grossa emozione.

Ho collaborato in diversi eventi come “Luci d’estate”. Un bell’incontro che ha dato vita ad un mare di colori sui trulli.

Che valore ha per te la realizzazione di una mostra? C’è un tema da seguire?

Quando collaboro con delle gallerie mi viene proposto un tema da seguire. Nelle mie opere c’è la bellezza della nostra Puglia.

Il mio prossimo obiettivo è quello di creare una mostra personale dove esporre una quindicina di tele e soprattutto instaurare nuovamente un contatto con il pubblico che mi manca molto.

Lavorando su commissione ho perso un pò quel contatto diretto con vecchi amici, clienti e colleghi.

Ho realizzato varie mostre in giro, l’ultima in Campania.

Nonostante la gioia, non ho sentito il calore che solo noi pugliesi riusciamo a dare.

Per motivi lavorativi ho dovuto spostarmi in diverse zone dell’Italia.

Sentivo una forte mancanza della mia terra che colmavo attraverso le mie opere. Era il mio modo per restare ancorato alle mie radici.

C’è una mostra che ti piacerebbe realizzare che non hai ancora avuto modo di cercare?

Cambio facilmente idea.
Quello che vorrei realizzare forse è una mostra dedicata ai personaggi illustri della nostra terra come Domenico Modugno o altri.

Sarebbe un azzardo. Raramente dipingo personaggi.
Ho realizzato tempo fa un San Nicola in stile fumettistico che ha riscontrato un successo inaspettato.
Mi piacerebbe molto.

Al sud sentiamo poco parlare di mostre d’arte. Cosa ne pensi in merito?

Ci sono molti spazi idonei per allestire mostre nella nostra terra.
Le amministrazioni locali, ahimè,  non riescono ancora ad aprire gli orizzonti in merito all’arte.

Una mostra attira molto pubblico e soprattutto abitua il pubblico al bello, ad osservare, a fermarsi dinanzi ad un quadro per cercare di capire cosa l’artista voleva trasmettere nel momento in cui ha composto l’opera.

Io ho iniziato con mostre mercato, partendo dalla strada.

Piccole mostre con le luci, i cavalletti e e le reti.
Passavo le giornate in giro per la Puglia.

Vedere le persone che si soffermavano dinanzi alle mie opere, anche solo per un momento, è stata davvero una grande emozione.

Crescendo ho iniziato a trovare locali, strutture particolari come chiese sconsacrate, locali storici, per esporre le mie tele.

Step by step ho iniziato ad organizzare delle mostre per cercare di far conoscere la mia arte.

La gente si fermava, chiacchierava e cercava di interessarsi a me.

Ero un ragazzino, cercavo di portare il mio messaggio di gioia, di positività, soprattutto in una terra come la nostra Puglia dove è difficile esserlo.

Secondo te come si evolverà l’arte, soprattutto la tua, nei prossimi anni?

L’arte cambia in modo velocissimo. Un progetto pensato oggi magari domani è già passato.

Ho timore che l’arte diventi solo ed esclusivamente concettuale.
È una grossissima paura, soprattuto per me che sono un amante della materia, della tela, del colore.

Nelle più grandi istallazioni internazionali ormai è difficile ammirare un quadro.

Ci sono grandi istallazioni che, ahimè,  moto spesso dicono tutto e non dicono niente. 

Muovere i primi passi nel mondo dell’arte a 360 gradi è difficile, soprattutto nella pittura. Molti giovani hanno paura di esporsi, come devono approcciarsi a questa disciplina?

È una difficoltà che in molti hanno, soprattutto nel confrontarsi nel mondo reale.

Molte discipline come la pittura, non prevedono subito un confronto con il pubblico.

Ci si chiude nel proprio mondo creativo per la realizzazione delle opere e quando si tenta di mostrare il proprio lavoro diventa complicato.
Molti artisti hanno difficoltà a superare questo piccolo, grande ostacolo.

Credo che i social siano un ottimo strumento per abbattere queste paure.
In qualche modo hanno facilitato la possibilità di far conoscere la propria arte al grande pubblico.

Basta un profilo Facebook, Instagram e si possono raggiungere tante persone.

Avere un profilo social è un grande passo avanti rispetto a quindici anni fa.

Prima, per far conoscere le proprie opere, bisognava passare necessariamente dalle gallerie d’arte, intermediari tra un artista schivo, chiuso nel suo mondo, con il pubblico che rappresenta la richiesta.

Le gallerie d’arte ti spingono a perdere la tua identità, spontaneità, finalizzando il tutto alla produzione in serie di lavori.

I social hanno eliminato questo passaggio. Ora è possibile far conoscere e vendere direttamente le proprie opere online.

Il pubblico e l’artista vivono un rapporto rigenerato, con una nuova linfa, dove entrambi possono conoscersi e confrontarsi. 

L’artista fa ciò che sente, quando vuole. 


Ospite:
Francesco Ferrulli

Pittore

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