Filo rosso

Unmei no akai ito: la leggenda del filo rosso del destinoTempo di lettura 7 min

Una leggenda antica che mi ha davvero affasciato. Un filo rosso che collega due anime destinate a stare insieme per l'eternità. Dramma e amore in una storia da scoprire.
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Sul web molto spesso leggo molte critiche che, il più delle volte, mi fanno davvero cadere le braccia.
Uno dei temi più chiacchierati negli ultimi anni è sicuramente quello dei social.

Sono diverse le persone insospettite da questo mezzo di comunicazione che, in poco tempo, ha stravolto le nostre vite e cambiato radicalmente il nostro modo di essere e comunicare.

“I social sono il male”, “i social sono pericolosi”, “i social ci renderanno schiavi del sistema”, ecc. 

Ovviamente, come per tutti gli strumenti, bisogna saperli utilizzare con parsimonia, attenzione, cura e saggezza.

Sarò una voce fuori dal coro, ma credo che i social siano davvero dei luoghi straordinari, non smetterò mai di dirlo.

Ti racconto un piccolo aneddoto che mi è capitato.

Grazie Laura

Tempo fa su Instagram ho postato questo scatto.
Una foto semplicissima in cui reggo un filo rosso.

Poco dopo averla pubblicata, ho ricevuto un commento da parte di Laura (@ruberry su Instagram), la quale scriveva:

“Questa foto mi ricorda la leggenda giapponese del filo rosso ❤️”.

Sai bene quanto io sia curioso!

Poco dopo averla ringraziata, sono andato subito alla ricerca di informazioni circa questa leggenda.

In verità, mentre stavo cercando, Laura è stata così tempestiva e gentile da inviarmi un link in direct.

Se non fosse stato per Laura, forse non avrei mai scoperto questa bellissima storia che sto per raccontarti.

Io me ne sono innamorato.

Akai ito

Akai ito è una leggenda molto conosciuta.

Gli appassionati dei manga e della cultura orientale sicuramente avranno avuto modo di ascoltarla almeno una volta.

La leggenda si fonda su una credenza popolare cinese, un’antica storia nata in Cina e diffusasi maggiormente in Giappone.

Secondo la storia originaria, ognuno di noi ha sin dalla nascita un filo rosso legato al mignolo della mano sinistra.
Un filo che ci lega sin da subito alla nostra anima gemella.

Il filo è lunghissimo, indistruttibile e invisibile (tranne per me che sono ossessionato dal rosso) e serve a tenere unite due persone che sono, prima o poi, destinate a incontrarsi e a restare insieme per sempre.

Come ogni storia che si rispetti c’è sempre un elemento disturbante.
In questo racconto sarà la lunghezza del filo.

Legando due persone, può succedere che il filo, per la sua lunghezza, possa aggrovigliarsi e quindi creare difficoltà agli innamorati prima del loro ricongiungimento.

Una cosa è certa: qualsiasi nodo non potrà impedire ai due amanti di essere legati nel cuore e nell’anima.

Dopo aver fatto luce sulla nascita di questa leggenda, è arrivato il momento di scoprirla insieme.

Prepara i fazzoletti.
Mi ha davvero commosso.

La leggenda del filo rosso del destino

Durante la Dinastia Tang (regnante dal 618 d.C. al 907)c’era un tale di nome Wei i cui genitori morirono quand’era ancora molto giovane.

Una volta diventato grande desiderava ardentemente sposarsi e avere una famiglia, ma purtroppo, per quanto la cercasse, non riusciva a trovare una moglie.

Mentre era in viaggio, giunse un giorno in una città di nome Song, dove trovò alloggio in una locanda. Lì incontrò uno sconosciuto al quale, chiacchierando, espose le proprie difficoltà.
L’altro gli disse che la figlia del governatore della città sarebbe stata un buon partito per lui, e si offrì di parlare con il padre della ragazza. Dopodiché i due decisero di rincontrarsi il mattino dopo di buon’ora davanti al tempio vicino alla locanda.

In preda all’ansia, Wei giunse al tempio prima dell’alba, quando la luna era ancora alta in cielo. Sui gradini del tempio, appoggiato con la schiena a un sacco, sedeva un vecchio, intento a leggere un libro alla luce della luna.

Avvicinandosi e data un’occhiata alle pagine da sopra la spalla del vecchio, Wei si accorse di non poterne leggere neppure una parola.

Allora, incuriosito, gli chiese: 
“Signore, che libro è quello che stai guardando? Fin da bambino ho studiato parecchie lingue e conosco molte scritture, ma mai in vita mia ho visto un libro simile.”

Il vecchio rispose sorridendo: “Eun libro proveniente dallAldilà”.

“Ma se tu vieni da un altro mondo, che ci fai qua?” chiese Wei.

Prima di rispondere il vecchio si guardò attorno, quindi disse: “Ti sei levato molto presto. Di solito non c’è in giro nessuno, tranne quelli come me. Noi dellAldilà, incaricati di occuparci delle faccende umane, dobbiamo andare qua e là tra gli uomini, e spesso lo facciamo nella luce crepuscolare dellalba”. 

“E di che ti occupi?”
“Dei matrimoni” replicò l’altro.

Allora Wei gli aprì il suo cuore: “Sono solo al mondo fino dallinfanzia, e da molto tempo avrei voluto sposarmi e avere una famiglia. Per dieci anni ho cercato invano una sposa. Adesso spero di sposare la fanciulla del maresciallo. Dimmi, si realizzerà la mia speranza?”

Il vecchio guardò il libro e rispose: “No. Non è la persona a te destinata. In questo momento quella che sarà tua moglie ha solo tre anni, e la sposerai quando ne avrà diciassette.”

Deluso dall’idea di dover aspettare tanto, Wei notò il sacco cui il vecchio si appoggiava e gli chiese cosa contenesse.

Filo rosso per legare i piedi di mariti e mogli. Non lo si può vedere, ma una volta che sono legati non li si puopiù separare. Sono già legati quando nascono, e non conta la distanza che li separa, né laccordo delle famiglie, né la posizione sociale: prima o poi si uniranno come marito e moglie. Impossibile tagliare il filo. Sicchè, visto che sei già legato alla tua futura moglie, non c’è niente da fare” rispose il vecchio.

E alla nuova domanda di Wei il vecchio replicò che la futura sposa non viveva lontana da lì, e che era la figlia della vecchia Chen, che aveva un banco sul mercato.

“Posso vederla?”
“Se davvero lo desideri, te la mostrerò, ma ricordati che il tuo futuro non cambierà.”

Ormai l’alba era spuntata e, visto che l’uomo che attendeva non si vedeva, Wei tutto eccitato seguì il vecchio al mercato.

Dietro la bancarella di frutta e verdura stava una povera vecchia cieca da un occhio, con una bambinetta al collo di circa tre anni, tutte e due vestivano di stracci.

“Ecco tua moglie” fece il vecchio indicando la piccina, e Wei replicò in preda alla delusione: “E se io la uccidessi?”

“Edestinata a portare ricchezze, onori e rispetto alla tua famiglia. Qualsiasi cosa tu faccia, non puoi cambiare il destino” e così dicendo il vecchio scomparve.

Profondamente deluso e incollerito con il messaggero dell’oltretomba, Wei lasciò il mercato con intenzioni omicide.

Trovato un coltello e resolo affilato come un rasoio, lo diede al suo servo dicendogli: “Hai sempre eseguito i miei ordini. Adesso vaa uccidere quella bambina, e io ti compenserò con cento pezzi di rame.”

Il giorno dopo il servo, nascosto il coltello nella manica, andò al mercato e, celato tra la folla, si fece strada fino alla vecchia e alla bambina. Di colpo cavò il coltello, colpì la piccola, si voltò e scappò via, confondendosi con la folla strillante in preda al panico.

“Ci sei riuscito?” gli chiese Wei quando il servo si presentò.

“Ho cercato di colpirla al cuore, ma invece lho colpita tra gli occhi”.

Il ragazzo ricevette il compenso pattuito e Wei, sollevato all’idea di essere libero di sposare chi volesse, continuò la sua solita vita, e col tempo si scordò dell’intera faccenda.

Tuttavia i suoi tentativi di trovare moglie furono vani, e così trascorsero quattordici anni. A quell’epoca lavorava in una località chiamata Shiangzhou, e le cose gli andavano molto bene, tanto che il suo superiore, il governatore locale, gli offrì in moglie la propria figlia. Così finalmente Wei ebbe una moglie bella e di ottima nascita, una diciassettenne che amava moltissimo.

Non appena la vide Wei notò che la ragazza portava sulla fronte una pezzuola che non si toglieva mai, neppure per lavarsi e dormire. Non le chiese nulla, ma la cosa non cessava di incuriosirlo.

Poi, parecchi anni dopo, si ricordò all’improvviso del servo e della bambina al mercato, e decise di chiedere alla moglie la ragione della pezzuola.

Piangendo lei gli rispose: 
“Non sono la figlia del governatore di Shiangzhou, bensì sua nipote. Un tempo mio padre era il governatore di una città di nome Song, e là morì. Ero ancora piccola quando morirono anche mia madre e mio fratello. Allora la mia governante, la signora Chen, ebbe pietà di me e mi prese con sé. Avevo tre anni quando mi porto con sé al mercato, dove un pazzo mi accoltellò. La cicatrice non è scomparsa, e per questo la copro con una pezzuola. Circa sette od otto anni fa, mio zio ritornò dal Sud e mi prese con sé, per poi maritarmi come se fossi stata sua figlia.”

“La signora Chen era per caso cieca da un occhio?” chiese Wei.

E la moglie stupita: “Sì, ma come lo sai?”

“Sono stato io a cercare di ucciderti” spiegò Wei profondamente commosso “Com’è strano il destino!”.

Dopodiché raccontò l’intera storia alla moglie, e adesso che entrambi sapevano tutta la verità, si amarono più di prima.

Più tardi nacque loro un figlio che divenne un alto funzionario, e godettero di una vecchiaia felice e onorata.

Tratto dal libro “Dei, Draghi e Eroi della Mitologia Cinese” di Tao Tao Liu Sanders – Arnoldo Mondatori Editore

Conclusione

Nella sua drammaticità, questa storia mi ha fatto davvero molto riflettere.

Siamo davvero legati a qualcuno sin dalla nascita?

In cuor mio credo di averlo sempre pensato, anche quando ancora non sapevo cosa fossero i sentimenti.

Crescendo ho modificato il concetto di amore eterno, penso si sia leggermente evoluto.

Dopo tante delusioni, forse si iniziano a perdere le speranze in un amore eterno, segnato in anticipo dal destino.

E’ bello pensare che arriverà qualcuno, una persona, con cui condividere un pezzo di vita, questo sì.

Ogni storia d’amore è importante. Che sia quella della vita o quella di un breve periodo, poco importa.

Non è la durata che decreta l’importanza di un amore.

Contano le emozioni, ciò che ciascuna storia ha da regalarci in bene o in male.

Tutto serve per crescere, scoprirci, scoprire, amare, vivere.

Non so dirti se sono realmente legato a qualcuno da un filo rosso invisibile o se troverò mai la metà che mi condurrà alla perfezione originaria, come racconta Aristofane nel mito delle metà.

So solo che siamo umani, che siamo creati per amare e per essere amati.

Se sono legato a qualcuno, spero si faccia avanti il prima possibile.

L’età avanza, le speranze diminuiscono. 
L’amore però resta, sempre.

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